manovra dell'eskimo con le mani

Cari amici,

Dopo "L’eskimo: perché è importante e quando andrebbe imparato", ecco il secondo articolo del nostro special focus sulla manovra dell’eskimo.

Nelle prossime righe, proveremo a proporre un possibile percorso di apprendimento assumendo che l’allievo non abbia mai provato l’eskimo. Questa si tratta più che altro di una situazione ideale: spesso nella pratica l’allievo ha già eseguito dei tentativi di eskimo e probabilmente immagazzinato degli schemi motori che andranno corretti o migliorati. La questione della correzione degli errori sarà affrontata in seguito.

 Prima di procedere all’insegnamento della tecnica dell’eskimo con pagaia, l’istruttore si deve assicurare che l’allievo abbia una certa padronanza del kayak, della pagaia stessa e dell’appoggio alto, il principale fondamentale propedeutico alla manovra. Poiché questi obiettivi possono richiedere un certo numero di ore di lavoro, personalmente ritengo preferibile insegnare inizialmente l’eskimo con le mani, per poi introdurre la pagaia solo quando l’allievo avrà consolidato i prerequisiti. Questa scelta può apparire strana in quanto è credenza comune che l’eskimo con le mani sia una manovra molto più difficile che quello con la pagaia; in realtà, invece, l’assenza della pagaia permette all’allievo di concentrarsi sui movimenti di fianchi-busto-testa che sono i veri ostacoli nell’apprendimento della manovra, eliminando l’ingombro di uno strumento che ancora appare estraneo nelle prime fasi. Quasi tutti i principianti vorrebbero iniziare subito con la pagaia, ma usarla troppo presto può portare a sviluppare cattive abitudini come l'eskimo senza colpo d'anca o a busto rigido, o semplicemente a scoraggiamento a seguito di molti fallimenti. Solo quando l'allievo avrà raggiunto una sufficiente padronanza del colpo d'anca e della posizione del corpo nella fase finale è opportuno introdurre l'uso della pagaia.

ESERCIZI SENZA PAGAIA

Per iniziare è bene scegliere uno specchio di acqua non fredda e non alta: l’ideale è una piscina, dove poter usare il bordo vasca per aiutarsi e una maschera da sub o almeno un tappa naso per diminuire le difficoltà di orientamento sott’acqua.
Questa prima serie di esercizi si propone di far acquisire al canoista l’acquaticità, la sensibilità e la morbidezza necessarie alla corretta esecuzione dell’eskimo.
Per chiarezza esplicativa, da questo momento in poi in poi tutte le descrizioni – sia per gli esercizi con la pagaia sia per quelli senza - si riferiranno a tentativi di eskimo dal lato destro. In realtà, specialmente per quanto riguarda gli esercizi senza pagaia, è opportuno variare il lato di lavoro nel corso degli esercizi, così da allenare la coordinazione in modo bilaterale e soprattutto da migliorare l’orientamento sott’acqua.

Esercizio 1. Per prima cosa, facciamo sedere l’allievo dentro il kayak e lo aiutiamo a sentire che esso è controllato saldamente, invitandolo a spingere in avanti sul poggiapiedi, verso l'alto e l'interno con le ginocchia e le cosce contro adeguati supporti di appoggio, in basso col dorso contro il seggiolino e verso l'indietro contro il nastro di appoggio per la schiena. Molti principianti trovano difficile restare ben bloccati anche dentro una barca correttamente adattata, quindi è importante regolare il tutto il meglio possibile. Il primo esercizio consiste nell’eseguire oscillazioni con il kayak, facendolo “dondolare” da un fianco all’altro, mantenendo la pagaia orizzontale sopra la testa o davanti agli occhi; il corpo rimane verticale durante tutto il corso del movimento. Si può aumentare l'angolo di sbilanciamento e la velocità del movimento, finché la barca sarà girata in entrambe le direzioni fino al punto consentito dalla massima flessione della vita. Questo esercizio permette al canoista di “sbloccare” i propri fianchi e di comprendere quali gruppi muscolari andranno attivati nel corso della manovra. Un metodo per sviluppare ulteriormente la sensibilità e concentrarsi sui feedback ricevuti dal corpo e dal kayak può essere quello di eseguire l’esercizio ad occhi chiusi.

Esercizio 2. Lo scopo di questo secondo esercizio è di portare l’allievo ad immergere la maggior porzione possibile del torso nell'acqua, mentre lo si mantiene alla minor distanza possibile dalla linea centrale.  Si controlla, in contemporanea, l'angolo di rotazione del kayak, per massimizzare la forza di galleggiamento che tende a raddrizzarlo. Per raggiungere questa posizione, l’allievo inizierà con l'abbassare il braccio destro, profondamente dentro l'acqua. Dovrà poi piegare in avanti alla vita e ruotate il busto verso destra.  Il lato sinistro della faccia deve sfiorare la parte anteriore della coperta e trovarsi contro il lato opposto del kayak, nel punto in cui si trova il ginocchio destro.  Nello stesso tempo, la mano destra affonda profondamente in acqua spingendo la spalla e parte del torso dentro l'acqua. L’obiettivo, con un po' di esercizio, è quello di riuscire a mettere la faccia nell'acqua.

Esercizio 3. Nella posizione di partenza fuori dall’acqua, la schiena arretra completamente, distendendosi sulla coperta della canoa con le braccia protese nella stessa direzione e appoggiate sul bordo della piscina, oppure sul fianco della barca dell'istruttore (o di un altro allievo) o su qualsiasi altro appiglio fisso a livello dell'acqua. Una volta in posizione, si chiede all’allievo di inclinare il kayak lentamente fino a ribaltarlo, per poi raddrizzarlo cercando di effettuare il minor sforzo possibile. All'inizio questo esercizio va ripetuto diverse volte con il corpo che rimane passivo, steso alla superficie: non si deve infatti cercare di tirare il corpo fuori dall'acqua finché il colpo d'anca non sarà stato eseguito. E’ fondamentale che l’allievo utilizzi l’appiglio senza caricare troppo su questo; una possibile evoluzione dell’esercizio in questo senso può essere quella di eliminare progressivamente la mano opposta al lato di ribaltamento. Una volta che l’esercizio 3 è eseguito con una certa morbidezza, l’appiglio stabile può essere sostituito con un galleggiante come una tavoletta da piscina, una palla o perfino una ciabatta


Una volta padroneggiati i tre esercizi proposti, l’allievo sarà pronto per provare la manovra senza nessun ausilio: l’unico movimento che deve imparare è quello delle braccia. La prima mano ad agire è la sinistra che, una volta fuori dall’acqua, esegue una spinta verso il basso; nella seconda fase la mano destra, incrociando davanti al viso, ricerca lo stesso punto di forza per spingere ulteriormente, rendendo possibile la rotazione del kayak. La terza fase è sostanzialmente simultanea alla seconda: una volta trovato l’appoggio con la mano destra, il braccio sinistro si slancia nello stesso senso di rotazione dello scafo. Un suggerimento utile è inoltre quello di coricarsi completamente e mantenere la nuca appoggiata sulla coperta del kayak, posizione che permetterà di eseguire la manovra con il minimo sforzo.

La manovra non riuscirà al primo tentativo; si può chiedere all’allievo in caso di fallimento di nuotare sott’acqua (senza uscire dal kayak) fino al bordo della piscina o al kayak dell’istruttore, migliorandone così l’acquaticità. Questo esercizio di nuoto dalla posizione di ribaltamento può essere proposto anche in precedenza per migliorare l’orientamento sott’acqua e soprattutto per aumentare la sensibilità della presa delle mani sull’acqua.

In questo articolo abbiamo proposto un possibile percorso di apprendimento della manovra dell’eskimo, elencando 3 esercizi per imparere ad effettuare l’eskimo con le mani. Nel prossimo e ultimo articolo di questo special focus proporremo invece alcuni esercizi e consigli tecnici per l’apprendimento dell’eskimo con pagaia.

Stay tuned!

P.S. Vi è venuta voglia di imparare, migliorare o allenare il vostro eskimo? Ricordatevi che a partire da lunedì 9 novembre ci trovate al Quanta Club di Milano per le nostre serate in piscina (Canoa in piscina a Milano: si riparte!), ogni lunedì sera dalle 21.30 alle 23.30. Vi aspettiamo!

 

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